Beyoncé stende Milano con un concerto visual: in 55mila incantati dal Monolite di Queen Bey

Trionfo di Beyoncé allo stadio di San Siro di Milano, dove il “Formation World Tour” della star statunitense ha fatto la sua unica tappa italiana. Di fronte a 55mila spettatori è andato in scena uno show capace di unire spettacolarità e calore, dove Beyoncé ha messo in mostra tanto le strepitose doti vocali quanto una personalità in grado di fare impallidire le concorrenti.

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Dopo il visual album, ovvero un disco accompagnato da un video dal primo all’ultimo minuto a farne quasi un film, Beyoncè ha adottato il “visual concert”. Il Formation Tour che ha toccato l’Italia in uno stadio San Siro pieno ed entusiasta, è uno spettacolo formalmente perfetto, intenso, che si svolge di fatto tutto sul “Monolith”, un parallelepipedo di 18 metri di altezza sul quale viene rimandato (opportunamente rimaneggiato) tutto quello che accade sul palco. Bella novità, dirà qualcuno, come fosse la prima volta che si usano maxi schermi in concerti, specie in grandi spazi all’aperto. Il punto è che se di solito il maxi schermo è un’aggiunta per aiutare a vedere o per rimandare visual con effetto scenografico, qui è il mezzo assoluto. Al punto che le luci poste alla sua base spesso con la loro intensità impediscono (pena l’accecamento) di guardare gli artisti muoversi sul palco, costringendo a fissare lo schermo. Già il nome (che rimanda al Monolite di “2001 Odissea nello spazio)” fa capire che non si tratta di un semplice maxischermo, ma di un elemento focale, sul quale tutti devono concentrarsi. Il Monolite è il palco, ora virtuale ora reale, come quando durante “Partition”, Beyoncè e le sue ballerine si esibiscono al suo interno.
Uno show in cinque atti, introdotti tutti da visual dall’impatto visivo e simbolico potente tratti dal video realizzato per l’album “Lemonade”, e proprio “Lemonade”, con sette estratti, costituisce l’asse portante di uno spettacolo dalla trama solida, alla quale sono stati anche sacrificati alcuni dei successi che la gente si aspetta in eventi del genere (vedi “Single Ladies”). E dove la protagonista assoluta è lei: lei ora vestita in pizzo nero con stivaloni leopardati, ora in pizzo bianco o in latex rosso. Lei sempre con la posa giusta e il vento nei capelli (miracoli dei ventilatori disseminati sul palco), ma che non ha timore nemmeno di presentarsi con trucco e parruco infradiciato da un finale tutto interpretato sul secondo palchetto piazzato in mezzo al pubblico e trasformato in una piscina per uno dei momenti più spettacolari della serata, pur nella sua semplicità (rispetto alle magie tecnologiche del Monolith).
Lo schermo la rimanda in versione maxi, spesso in solitaria o supportata giusto dal corpo di ballo che la segue fedele e sottolinea alcuni momenti dello show con coreografie acrobatiche. Per il resto la band (tutta al femminile) è una presenza ectoplasmatica, dove solo batterista e chitarrista hanno l’onore di apparire al pubblico per due assoli di grande effetto rispettavamente su “Countdown” e “Don’t Hurt Yourself”.
Il Formation Tour è uno spettacolo in grado di mostrare tutte le facce di Beyoncé. Tecnicamente perfetto, al limite dell’algido, soprattutto nella prima parte, ma capace anche di grandi slanci di calore e comunicatività. Che esplodono sia in momenti collettivi (l’urlo dei 55mila al termine di una travolgente “Daddy Lessons” è al limite dell’assordante) che in altri dove la signora Knowles si esibisce a cappella (come per “Irreplaceble” ma soprattutto una splendida “Love On Top”) o lascia andare le sue corde più soul. L’interpretazione di “The Beautiful Ones” vince per distacco su tutti gli omaggi riservati a Prince negli ultimi mesi, Prince a cui viene ceduta la scena con il Monolite colorato di viola mentre passa la versione originale di “Purple Rain”. In due ore Beyoncé passa con disinvoltura dall’r’nb al pop, dal soul fino al rock, a dimostrare una duttilità interpretativa che la pone un passo avanti alle contendenti al trono della categoria (qualcuno ha detto Rihanna?).
Il finale è un’infilata di successi dove la tensione emotiva del percorso tracciato dallo show si scioglie: “Crazy In Love”, “Naughty Girl”, “Freedom”, un tocco di Destiny’s Child con “Survivor”, “End Of Time” e la conclusiva “Halo” permettono di assestare il colpo del ko. C’è modo e modo di utilizzare gli stadi per un concerto: Beyoncé ha alzato l’asticella per tutti quelli che verranno dopo.

Doppietta di Griezmann, Germania ko: la Francia in finale contro il Portogallo

Griezmann contro Ronaldo, qui come in Champions. I finalisti di San Siro si ritroveranno domenica sera a Parigi. Il primo per prendersi la rivincita, l’altro per il bis. Perché in palio ci sarà ancora l’Europa, ma con le loro nazionali, la Francia di Deschamps e il Portogallo di Santos.

Soccer Euro 2016 Germany France

Il 2 a 0 di Marsiglia è il trionfo di Deschamps. Che, nella finale anticipata, dà una lezione di tattica a Loew: sfrutta l’aria di casa del Velodrome e il 4-4-2 in fase difensiva che permette proprio a Griezmann di prendere il volo. Il piccolo diavolo, come lo chiamano qui, fa centro su rigore, dopo l’incredibile gesto di Schweinsteiger. Il capitano colpisce con il pugno il pallone e manda ko la Germania. Griezmann, però, è decisivo nelle ripartenze. Saranno fondamentali per sfiancare i campioni del mondo che, nella ripresa, escono definitivamente di scena. Con Pogba leader del centrocampo e rifinitore chic.
Muller resta a digiuno anche qui, dopo aver fatto cilecca nell’Europeo del 2012 in Polonia e Ucraina. Griezmann, invece, si conferma capocannoniere con la seconda doppietta di questo torneo. La prima l’ha segnata negli ottavi contro l’Irlanda. E’ già a 6 reti, contando anche il gol all’Albania e quello all’Islanda.

Soccer Euro 2016 Germany France

La Francia ritrova il successo in una competizione ufficiale contro la Germania dopo tre tentativi a vuoto e sempre nei mondiali. L’unico prima di questo, nel mondiale in Svezia del ’58. Solo Cristiano Ronaldo può fermare la Francia che torna in finale 16 anni dopo il successo contro l’Italia a Rotterdam con il golden gol di Trezeguet. Stavolta potrebbe riuscirci con il golden boy.

Laura Pausini si prende San Siro nel nome delle donne: “Un concerto contro la violenza”

E’ partito dallo stadio San Siro di Milano il #pausinistadi, il tour di Laura Pausini, il primo di un’artista femminile negli stadi. “Non vorrei essere presuntuosa, ma qui a San Siro l’ospite vorrei essere io e canterò con tutta la passione” ha detto prima del concerto. Una volta sul palco la cantante ha rivolto un pensiero ai recenti fatti di cronaca: “Questo concerto è contro la violenza sulle donne”.

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“Prepararmi per gli stadi è stata una missione prima di tutto vocalmente. Lo stadio per assurdo mi fa usare un volume ancora maggiore e per questo ogni giorno faccio silenzio vocale assoluto fino alle 20 e poi inizio il riscaldamento vocale e sono pronta per la serata”, ha dichiarato Laura Pausini. Decine di pullman, flussi massicci e costanti in arrivo dalla metropolitana, lunghe ma ordinate code agli ingressi e gli immancabili fan accampati fuori dallo stadio hanno segnato le ore immediatamente precedenti al concerto, prima spedizione di un doppio appuntamento da 100mila presenze, secondo i dati degli organizzatori. La star ha rivelato: “Sono passati 9 anni dal mio primo San Siro, fino a una settimana fa me la tiravo, dicevo : ma si dai, l’ho già fatto, so come si fa. da ieri me la faccio sotto. mi fa più paura oggi di allora. Questo stadio che poi è il tempio della mia squadra del cuore oltre a un vanto della città che amo da sempre, Milano”.
“La scaletta comprende 45 canzoni. Sono tantissime anzi alcune che volevo fare le ho tenute fuori perché lo spettacolo dura già 2 ore e mezza e poi a San Siro da una certa ora in poi in poi non si può più suonare. Il palco l’ho disegnato io, lo volevo imponente ma semplice. C’è tutta la passione di un lavoro serissimo che ho preparato con la mia squadra. Nello show c’è tutto l’amore che posso e che voglio portare in giro con trasporto e con tanto sentimento”. Una serata attesa che ha richiamato fan da tutta Italia, a dispetto delle prossime tappe allo Stadio Olimpico di Roma (11 giugno) e all’Arena della Vittoria di Bari (18 giugno) dove la Pausini sarà raggiunta sul palco rispettivamente da Biagio Antonacci e Giuliano Sangiorgi.

Ignazio Boschetto e la biondina misteriosa allo stadio

Una biondina bella e misteriosa pare aver fatto breccia nel cuore di Ignazio Boschetto. Il cantante de Il Volo è stato infatti sorpreso allo stadio San Siro di Milano in dolce compagnia. Tra sorrisi, sguardi d’intesa e tenerezze. Con lui, a vedere il Milan contro il Carpi, infatti non c’erano gli amici fraterni e colleghi Piero Barone e Gianluca Ginoble, ma una ragazza solare che non l’ha lasciato solo un attimo. Nuovo amore?

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Intanto, dopo un anno di successi e di record in Italia e nel mondo, sabato 16 gennaio Il Volo sarà in concerto al Palalottomatica di Roma. Sul palco il celebre trio, che per l’occasione sarà accompagnato dall’Orchestra Giovanile di Roma, presenterà tutti i suoi più grandi successi tra cui i brani contenuti nel nuovo album internazionale “L’more si muove”.
Queste tutte le prossime date del tour: 15 gennaio, al Nelson Mandela Forum di Firenze, 20 gennaio al Pala Maggiò di Caserta, 21 gennaio al Pala Florio di Bari, 23 gennaio al Palasport di Acireale – Catania, 26 gennaio all’Unipol Arena di Bologna, 27 gennaio al Pala Alpitour di Torino e il 29 gennaio al Mediolanum Forum di Milano.

I Modà tornano con il nuovo singolo “E non c’è mai una fine”

L’attesa è finita. A tre anni di distanza i Modà tornano il 3 novembre con il nuovo singolo “E non c’è mai una fine” e subito dopo con il nuovo album “Passione Maledetta”. In attesa della grande data, quando sabato 18 giugno 2016 la band guidata da Kekko Silvestre sarà di nuovo sul palco dello Stadio San Siro, a Milano.

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Il nuovo singolo sarà in rotazione in tutte le radio e disponibile in digital download su iTunes e nello stesso giorno sarà possibile anche acquistare in pre–order da iTunes il nuovo album. A tre anni dal disco multiplatino “Gioia”, e dopo lo strepitoso trionfo del tour negli stadi con oltre 100 mila spettatori tra Roma e Milano, la band è dunque pronta a replicare il grande successo.

Menez e Icardi, il talento purissimo per la rinascita delle milanesi

icardiRicordate la Milano da bere dei favolosi anni Ottanta? Milan e Inter sono tornate a fare la voce grossa: gol a grappoli, vittorie importanti.
Walter Mazzarri e Pippo Inzaghi, ovvero i nuovi profeti della panchina. Chissà cosa avrebbe scritto Gianni Brera, in tribuna a San Siro con la sua pipa fumante. Il lunedì rossonero è già lavorativo: sabato al Meazza c’è la sfida con la Juve dell’ex Max Allegri. Era dalla stagione 2006-07 che il Diavolo non si trovava in cima alla serie A dopo due giornate. Anche l’allora squadra allenata da Ancelotti aveva battuto la Lazio (2-1) e vinto a Parma (0-2). «Berlusconi – ha fatto sapere Galliani – è felice per l’impegno profuso dalla squadra, per la rabbia e per l’entusiasmo mostrato da tutti gli uomini della panchina».
Inzaghi ha avuto il merito di rigenerare giocatori che sembravano finiti qualche mese fa: da Abate e De Jong, da Honda a Menez, ribattezzato Fenomenez. Ma è emergenza infortuni: per Diego Lopez è lesione al bicipite destro, due settimane di stop. Problema muscolare per Alex: ad alto rischio la sua presenza con la Juve, oltre alla squalifica di Bonera. mentre Saponara dovrà operarsi al ginocchio.
Sponda Inter. Patron Thohir blinda i suoi baby gioielli Kovacic e Icardi, 41 anni in due. Pronti i prolungamenti degli ingaggi fino al 2019, con adeguati ritocchi. Tra campionato e Coppa, il croato e l’argentino hanno segnato 10 dei 16 gol realizzati dai nerazzurri. E Pittbul Medel è il nuovo idolo della San Siro nerazzurra: ogni volta che tocca il pallone, partono i cori per lui. È già sulle orme dei grandi mediani interisti: da Cambiasso a Simeone, da Oriali a Marini.