Pogba a Manchester, l’addio della Juventus: “Merci Paul”

Con un video intitolato “Merci Paul” che racchiude tutte le migliori imprese del caciatore, la Juventus saluta Pogba, ormai ufficialmente al Manchester United.
Al giocatore un grande ‘grazie’, ma anche un ‘in bocca al lupo per la sua nuova avventura sul sito ufficiale della squadra. Il centrocampista ora torna al team inglese, da cui era giunto quattro anni fa.

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«Juventus Football Club S.p.A. comunica di aver perfezionato l’accordo con la società Manchester United Football Club Limited – si precisa sul sito – per la cessione a titolo definitivo del diritto alle prestazioni sportive del calciatore Paul Labile Pogba per un importo di 105 milioni di euro pagabili in due anni. Il valore di acquisto potrà incrementarsi di 5 milioni di euro al verificarsi di determinate condizioni nel corso della durata contrattuale. Tale operazione – aggiunge la nota – genera un effetto economico positivo di circa 72,6 milioni di euro, al netto del contributo di solidarietà e degli oneri accessori».
«Agilità. Potenza. Classe. E potremmo andare avanti a lungo nell’elenco delle qualità e delle doti in campo di Paul Labile Pogba, che per quattro anni ha deliziato, domenica dopo domenica, il pubblico dello Juventus Stadium e di tutti i campi d’Italia con le sue giocate, le sue invenzioni, la sua classe, appunto». Questo il ritratto che la Juventus ha tratteggiato sul suo dito del giocatore ceduto al Manchester. «In campo e fuori, Paul è uno di quei giocatori che non si dimenticano, e che restano impressi nell’immaginario collettivo, tanto per quelle sassate improvvise da lontano, che gli sono valse l’appellativo Pogboom, quanto per il suo estro, per esempio nelle esultanze (la sua PogDance prima, e la Dab Dance poi, hanno contagiato tutti).
Con la Juventus ha conquistato nove trofei, dei dieci messi in bacheca negli ultimi cinque anni: quattro scudetti, due Coppe Italia, tre Supercoppe italiane. A Torino Pogba ha trovato l’ambiente ideale per crescere, in modo esplosivo, e per giocare moltissimo, se è vero che solo Bonucci e Buffon hanno disputato più delle sue 178 presenze dal 2012, in tutte le competizioni. Centrocampista totale, è stato al contempo schermo a protezione della difesa (1152 palloni recuperati) e motore dell’azione offensiva (416 conclusioni, 32 assist e 34 gol). Le quattro stagioni vissute insieme non si potranno dimenticare. E ora che ha deciso di proseguire la sua esperienza professionale altrove, non possiamo che salutarlo con affetto e ringraziarlo per la splendida avventura che abbiamo condiviso. Merci Paul .- conclude la nota – et bonne chance».

Ilaria D’Amico: “Mai visto Buffon così, stavolta è successo qualcosa di diverso”

Compagna preoccupata. «Non ho mai visto Gigi così. Ad oggi, la sconfitta con la Germania ancora brucia». Lo ha rivelato Ilaria D’Amico parlando dello stato d’animo di Buffon dopo l’eliminazione per mano dei tedeschi ai quarti degli Europei.

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«Gigi è capace di assorbire bene le emozioni forti, siano belle o brutte. Non l’ho mai visto così, credo che stavolta sia successo qualcosa di diverso. Qualcosa che ha a che fare col gruppo, che era partito con quelle premesse, e con l’allenatore (Antonio Conte, ndr)», ha evidenziato la conduttrice e compagna del capitano azzurro, a Parigi in occasione della presentazione dei palinsesti di Sky per la prossima stagione. «L’ho visto dopo la finale di Champions ed era normalissimo -ha aggiunto alludendo alla sconfitta della Juventus contro il Barcellona due anni fa-. Stavolta, invece, questa sconfitta ancora brucia».

Euro 2016: Italia condannata dai rigori, Germania in semifinale

Si ferma ai quarti l’avventura dell’Italia a Euro 2016. A Bordeaux la lotteria dei calci di rigore premia la Germania, che vince 7-6 e vola in semifinale. Dopo un primo tempo con poche emozioni, i tedeschi la sbloccano al 65′ con Ozil. Boateng ferma con le mani un colpo di testa di Chiellini e al 78′ Bonucci pareggia su rigore. Ai supplementari non cambia nulla: ai rigori l’errore decisivo è di Darmian dopo gli sbagli di Zaza, Pellè e Bonucci.

Quarter final Germany vs Italy

Se la Spagna era una sorta di K2, non c’è dubbio che la Germania rappresenta l’Everest, la cima più alta e difficile da scalare per andare in semifinale e continuare a sognare. I precedenti sono tutti dalla nostra parte. La Germania non ci mai hai battuto in gare ufficiali e ha sempre perso nelle sfide dove la posta in palio era alta: 4-3 nella storica semifinale mondiale 1970; 3-1 nella finale mondiale 1982. E poi, 24 anni dopo, 2-0 proprio in casa loro a Dortmund nella semifinale mondiale del 2006 e in ultimo il 2-1 nella semifinale di Euro 2010 decisa da Hulk Balotelli. Siamo la loro bestia nera, ma i favoriti sono comunque i tedeschi, in quando campioni del mondo. La pressione è tutta sulla Germania, Löw non si fida degli Azzurri e ha studiato delle contromosse, sorprendenti: niente difesa a 4 ancora imbattuta, ma a tre, con l’inserimento di Höwedes per Draxler. Una squadra più coperta per non lasciare nell’uno contro uno Boateng e Hummels. Conte, al contrario, tira dritto per la sua strada e non rinuncia al 3-5-2: al posto dell’acciaccato De Rossi c’è Sturaro, con Parolo spostato playmaker. Per il resto conferma in blocco per la squadra che ha annientato la Spagna. Non sono della gara l’infortunato Candreva e lo squalificato Thiago Motta.
Dopo il minuto di silenzio per la strage di Dacca (uccise venti persone, tra cui 9 italiani), comincia subito la partita a scacchi tra Conte e Löw. Le squadre si rispettano e si temono e a pagare dazio è lo spettacolo, davvero misero nella prima frazione. Come prevedibile sono i tedeschi a fare la partita, ma gli Azzurri confermano nella difesa il loro punto forte e si difendono con ordine senza concedere chance colossali. Il lato debole della Germania è quello presidiato da Kimmich e Schweinsteiger (entrato al 16′ per l’infortunio muscolare a Khedira) ed è proprio dalla loro parte destra che abbiamo le migliori occasioni: prima De Sciglio aspetta quel secondo di troppo per servire Giaccherini a centro-area (sbroglia Boateng), poi è lo stesso giocatore del Bologna a creare scompiglio nella retroguardia tedesca, la palla arriva a Sturaro che fa gridare al gol, ma il piedone di Boateng salva tutto. E’ l’ultima occasione del primo tempo, che fa seguito a un paio di timidi squilli di Gomez (zuccata imprecisa) e Müller, tiro debole verso Buffon dopo un batti e ribatti in area. La posta in palio è altissima e ogni minimo errore può costare carissimo.
Nella ripresa la prima occasione è per i tedeschi, con Florenzi che devia in angolo un tiro di Müller che sarebbe comunque terminato a lato. La Germania prova a metterci all’angolo e al 20′ trova il gol. L’azione parte da un rilancio di Neuer che pesca Gomez bravo a tenere palla e servire Hector, il cui cross viene deviato da Chiellini: Özil è il più lesto e fa secco Buffon. Un pugno in pieno mento e gli Azzurri come pugili suonati accusano il colpo: solo un grande Buffon evita il raddoppio con un autentico miracolo su Chiellini che aveva anticipato Gomez pronto a calciare di tacco. Il gol tedesco cambia il canovaccio del match e ora è l’Italia che deve fare la partita. In soccorso dei ragazzi di Conte, per nostra fortuna, arriva Boateng, che con le braccia alte e lontane dal corpo ferma un colpo di testa di Chiellini: rigore solare. Sul dischetto le gambe non tremano e Bonucci batte Neuer: 1-1, l’Italia c’è e non molla mai. Cuore e grinta non mancano agli Azzurri e per i tedeschi, che già assaporavano la vendetta, è tutto da rifare. Nel frattempo Löw perde anche Gomez (dentro Draxler), mentre il primo cambio di Conte è Darmian per l’esausto Florenzi. Prima del 90′ le occasioni migliori sono nostre, con Pellè e De Sciglio che non inquadrano la porta.
Nei supplementari la fatica viene fuori e le squadre hanno poche energie. Draxler è tra i più freschi, ma spreca tutto: prima calcia alto una girata da pochi passi, poi sbaglia l’ultimo tocco in un contropiede 3 contro 2. La lotteria dei rigori è l’esito a questo punto più giusto e scontato. Le gambe tremano a tanti (sbagliano uno dopo l’altro Zaza, Müller, Özil, Pellè, Bonucci e Schweinsteiger), si va ad oltranza e al 9° penalty Darmian si fa ipnotizzare da Neuer mentre Hector non sbaglia. In semifinale ci va la Germania, che attende la vincente tra Francia e islanda, ma gli applausi sono tutti per una squadra (e il suo allenatore) che ha lottato con le unghie e i denti e che solo la sfortuna ha buttato fuori da questo Europeo.

Euro 2016, lʼItalia va: Giaccherini-Pellè, 2-0 al Belgio

L’Italia c’è e adesso tutti dovranno fare i conti con gli Azzurri. Con i gol di Giaccherini e Pellè la Nazionale di Antonio Conte batte 2-0 il Belgio a Lione e balza in testa al gruppo E. Una partita durissima, giocata con grande intensità. Illuminante l’assist di Bonucci per il vantaggio. Nella ripresa tante occasioni per gli azzurri, culminate nel raddoppio di Pellè al 92′ dopo l’ennesimo contropiede.

Group E Belgium vs Italy

Sì, l’Italia c’è e c’è con tutte le caratteristiche che le competono. Ha la faccia insaguinata di Conte, quella cattiva di Bonucci, quella stralunata di Giaccherini, quella feroce di Pellè. Non è una celebrazione, ma un 2-0 al Belgio, squadra seconda nel ranking Fifa, indicata da tutti come potenziale favorita degli Europei è una dimostrazione di forza e un’iniezione di fiducia che non devono, però, far perdere la barra al gruppo.
La consapevolezza, però c’è: e la vittoria è arrivata con gli ingredienti cari a Conte. Una squadra compatta, cattiva, determinata. Ottima in difesa, pasticciona nelle ripartenze, ma brava a far male. I gol di Giaccherini e Pellè sono altri due indizi di come questa squadra sia al cento per cento figlia di Antonio Conte.
Solidità, ma blocco un po’ basso. Compattezza, ma poche ripartenze. Attenzione, ma un pizzico di scarsa personalità. L’inizio dell’Italia è a due facce. L’area di rigore di Buffon resta sgombra da pericoli, ma gli azzurri sono poco propositivi. Il Belgio si affaccia trovando corridoi centrali, sfruttando il lavoro di Fellaini che apre varchi per le conclusioni di Nainggolan, che prima impegna Buffon, poi spara a lato.
Fino al 30′ manca il guizzo: l’unico squillo azzurro è un destro a giro di Pellè che non spaventa Courtois. Poi, all’improvviso, l’illuminazione, nello “Stadio delle Luci”. Arriva su un asse quasi storico per Conte, sicuramente bianconero: Bonucci, dal cerchio di centrocampo, dipinge un lancio da numero 10. La difesa del Belgio è schierata, ma non legge il pallone profondo: Giaccherini, fino a quel momento uno dei più in difficoltà, scappa, stoppa e trafigge Courtois con un grande gesto tecnico. È una scossa, un colpo che intontisce il Belgio e gasa gli Azzurri: Candreva scuote i guantoni di Courtois, Pellè spreca di testa un rigore in movimento da pochi passi. Il Belgio reagisce, ma non punge anche grazie ai ripiegamenti degli interni, Giaccherini su tutti.
Nella ripresa si aprono gli spazi: la partita è più aperta e l’Italia fallisce tre chiare occasioni per ripartire, fallite per imprecisioni pacchiane. Gli azzurri addirtura si sbilanciano e il Belgio fallisce un clamoroso contropiede con Lukaku, che spreca a tu per tu con Buffon sfiorando l’incrocio. Sul capovolgimento di fronte Courtois mette il mantello di Superman e vola parando un bel colpo di testa di Pellè, quasi a colpo sicuro.
Il Belgio si riversa in avanti, Conte toglie Darmian, il peggiore, e inserisce De Sciglio. Wilmots sceglie la freschezza di Mertens, Origi e Carrasco. La difesa azzurra non sbanda mai, anche se i ripiegamenti diventano sempre più faticosi. L’Italia sbaglia troppo in uscita, regalando al Belgio la possibilità di fare male. Buffon non deve compiere parate, ma la pressione dei Diavoli Rossi è costante e sfocia in un colpo di testa da due passi di Origi e in una palla velenosa che danza nell’area piccola.
I metri che vengono concessi dalla squadra di Wilmots sono però tantissimi: Immobile, subentrato a Eder, costringe Courtois ad un’altra parata da urlo sugli sviluppi di una cavalcata in contropiede. I minuti finali sono di sofferenza totale: Clattenburg usa un metro bizzarro (quattro gli azzurri ammoniti) che fa infuriare il sanguinante Conte. Sì, perché in occasione del gol di Giaccherini il ct si scontra nell’esultanza con Zaza, sanguinando per una ferita al volto per quasi tutta la partita.
Ma la seconda esultanza è dolce, liberatoria e per niente dolorosa: sull’ennesimo contropiede spinto da Immobile, al 92′, Candreva ha la freddezza di servire Pellè che al volo si riscatta e segna un gol bellissimo e definitivo. Belgio al tappeto, Italia gonfia d’orgoglio: quello del suo ct Conte e di tutti gli azzurri scesi in campo.

Ilaria D’Amico, prove di famiglia con Buffon: “Ora sono felice, ma vivo di sensi di colpa”

20141112_83229_scansione0010Ilaria D’Amico confessa la sua felicità in un’intervista: “Sì, sono felice. E’ un buon momento. Ho attraversato momenti molto difficili, ma cerco di pensare positivo, anche nel privato. La vita è sempre in grado di sorprenderti e offrirti qualcosa di meraviglioso”.
La conduttrice di Sky, ormai legata da un anno al portiere della Nazionale e della Juventus Gigi Buffon, si racconta sul settimanale ‘Chi’ in edicola domani mercoledì 26 novembre.
I SENSI DI COLPA . “E’ stato davvero un anno complicato, a volte doloroso, ma ora sto bene. E questo nella vita ci fa capire che c’è un tempo per ogni cosa. Dietro l’angolo ci può sempre essere il sole”, ha detto Ilaria D’Amico. “Vivo di sensi di colpa. 24 ore su 24. Per tutto. Per mio figlio, per mia madre, per mia sorella, per gli amici. Ci ho costruito la vita sui sensi di colpa. Però, ogni mattina mi sveglio e sono contenta di essere viva, di esserci con le mie contraddizioni! Sono molto romantica, non sembra vero? Invece sono letterariamente romantica. Mi piacciono le emozioni. Il contatto con le cose. Però adesso sono decisamente felice”.

Alena Seredova, rientro sexy da Miss

C_4_articolo_2068014__ImageGallery__imageGalleryItem_0_imageUn lungo abito scuro con scollatura vertiginosa sul florido décolleté, sandali altissimi e scintillanti e un sorriso radioso. Al Concorso per premiare la più bella d’Italia la vera Miss è lei, Alena Seredova. Gran rientro nello showbiz italiano per l’ex moglie di Gigi Buffon, che, sdoganato il nuovo compagno, Alessandro Nasi, cugino dei fratelli Elkann, archivia definitivamente il portiere della Nazionale e appare più splendida che mai.
Scelta da Simona Ventura tra i giurati del Concorso per Miss Italia 2014 come “esempio per le ragazze per il modo esemplare in cui si è comportata in una vicenda delicata come la fine del suo matrimonio con Buffon, mettendo i figli al primo posto e rinunciando a repliche e vendette personali”, Alena ha brillato come una vera Miss per tutta la serata delle premiazioni, elegante e super sexy. Di sorridere in fondo non ha mai smesso, tutt’altro! Il leit motiv dei suoi cinguettii su Twitter è sempre stato questo anche nei momenti più duri durante le varie fasi della separazione: “Non dimenticate di sorridere alla vita”. E adesso la bella Alena può finalmente chiudere il capitolo, forse uno dei più tristi della sua vita, e ricominciare. Dai suoi figli, da un nuovo compagno e da una carriera che sicuramente è ancora tutta in salita.