Phelps si ritira dalle gare, l’annuncio su Facebook: “Dopo Rio smetto”

«Dopo Londra avevo promesso che non sarei tornato e invece l’ho fatto. Stavolta la mia decisione è definitiva, lo farò veramente, non competerò più a questi livelli». Il fenomeno di Baltimora, Michael Phelps, annuncia così nel corso di un Facebook Live da Rio de Janeiro, il suo ‘nuovò addio alle competizioni. L’atleta più medagliato della storia delle

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Olimpiadi lo fa dopo aver conquistato la 23esima medaglia d’oro ai Giochi che chiude così la sua carriera olimpica tra le lacrime e i tanti successi (28 medaglie in assoluto).
Lo statunitense comunicò il primo addio subito dopo i trionfi di Londra 2012, una decisione poi ritirata che lo ha portato a vincere anche in Brasile. L’ultima in ordine di tempo è stata quella della staffetta nella 4×100 misti. «La mia carriera si è conclusa come io ho sempre desiderato. Ho vissuto un sogno divenuto realtà», ha sottolineato Phelps. Con lui gli Stati Uniti hanno superato il tetto delle mille medaglie d’oro conseguite nella storia delle Olimpiadi. Gli Usa hanno vinto la staffetta nuotando in 3’27«95, nuovo record olimpico, davanti alla Gran Bretagna, argento in 3’29»24, e l’Australia bronzo in 3’29«93.

Pogba a Manchester, l’addio della Juventus: “Merci Paul”

Con un video intitolato “Merci Paul” che racchiude tutte le migliori imprese del caciatore, la Juventus saluta Pogba, ormai ufficialmente al Manchester United.
Al giocatore un grande ‘grazie’, ma anche un ‘in bocca al lupo per la sua nuova avventura sul sito ufficiale della squadra. Il centrocampista ora torna al team inglese, da cui era giunto quattro anni fa.

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«Juventus Football Club S.p.A. comunica di aver perfezionato l’accordo con la società Manchester United Football Club Limited – si precisa sul sito – per la cessione a titolo definitivo del diritto alle prestazioni sportive del calciatore Paul Labile Pogba per un importo di 105 milioni di euro pagabili in due anni. Il valore di acquisto potrà incrementarsi di 5 milioni di euro al verificarsi di determinate condizioni nel corso della durata contrattuale. Tale operazione – aggiunge la nota – genera un effetto economico positivo di circa 72,6 milioni di euro, al netto del contributo di solidarietà e degli oneri accessori».
«Agilità. Potenza. Classe. E potremmo andare avanti a lungo nell’elenco delle qualità e delle doti in campo di Paul Labile Pogba, che per quattro anni ha deliziato, domenica dopo domenica, il pubblico dello Juventus Stadium e di tutti i campi d’Italia con le sue giocate, le sue invenzioni, la sua classe, appunto». Questo il ritratto che la Juventus ha tratteggiato sul suo dito del giocatore ceduto al Manchester. «In campo e fuori, Paul è uno di quei giocatori che non si dimenticano, e che restano impressi nell’immaginario collettivo, tanto per quelle sassate improvvise da lontano, che gli sono valse l’appellativo Pogboom, quanto per il suo estro, per esempio nelle esultanze (la sua PogDance prima, e la Dab Dance poi, hanno contagiato tutti).
Con la Juventus ha conquistato nove trofei, dei dieci messi in bacheca negli ultimi cinque anni: quattro scudetti, due Coppe Italia, tre Supercoppe italiane. A Torino Pogba ha trovato l’ambiente ideale per crescere, in modo esplosivo, e per giocare moltissimo, se è vero che solo Bonucci e Buffon hanno disputato più delle sue 178 presenze dal 2012, in tutte le competizioni. Centrocampista totale, è stato al contempo schermo a protezione della difesa (1152 palloni recuperati) e motore dell’azione offensiva (416 conclusioni, 32 assist e 34 gol). Le quattro stagioni vissute insieme non si potranno dimenticare. E ora che ha deciso di proseguire la sua esperienza professionale altrove, non possiamo che salutarlo con affetto e ringraziarlo per la splendida avventura che abbiamo condiviso. Merci Paul .- conclude la nota – et bonne chance».

Higuain ha detto sì alla Juve, ora manca solo l’accordo con il Napoli

La Juve non si ferma più e sogna in grandissimo: non Icardi, ma addirittura Higuain. Ieri il club ha raggiunto l’accordo con il Pipita sulla base di 7,5 milioni a stagione per 4 anni. Il vero ostacolo è De Laurentiis che pretende l’intera clausola da 94 milioni ed ha rifiutato le contropartite Rugani, Zaza e Pereyra.

Soccer: serie A, Chievo Verona-Napoli

Il club di Agnelli, comunque, sembra disposto a tutto, anche ad arrivare all’intera cifra chiesta dal Napoli. Ieri, intanto, i bianconeri hanno accolto Benatia, terzo colpo da Champions dopo Dani Alves e Pjanic. Costato 20 milioni tra prestito (2) e riscatto facoltativo (18), oggi l’ex giallorosso firmerà un quadriennale da 2,8 milioni. Ma lo shopping della Signora continua, con buona pace delle rivali italiane, alle prese con cambi di proprietà (Milan e Inter) o capricci assortiti.
Tra oggi e domani i bianconeri vogliono chiudere per il croato Pjaca, l’esterno offensivo in arrivo dalla Dinamo Zagabria per 23 milioni. Dopodiché si aprirà la caccia a un centrocampista (Witsel, Matic o Sissoko) e a un attaccante, due in caso (probabile) di partenza di Zaza, chiamato a rispondere entro lunedì all’offerta del Wolfsburg (25 milioni per la Juve, 3 annui per lui). Se il lucano deciderà di emigrare in Germania, la Juve avrà un tesoretto di circa 55 milioni.
Una ventina di milioni sono stanziati per il brasiliano 19enne Gabigol, che nei prossimi giorni comunicherà al Santos la sua volontà di trasferirsi in bianconero. Il resto del malloppo servirà per dare l’assalto a un top bomber: Cavani, Sanchez, Benzema o il sogno Icardi, già corteggiato da Paratici, anche se l’Inter farà di tutto per non rinforzare i cari nemici bianconeri.
L’eventuale partenza di Pogba potrebbe infine spalancare nuovi scenari: con 120 milioni in più la Juve potrebbe regalarsi altri colpi. Il Polpo per ora non si sbilancia e prende tempo: «Il Manchester United è stata la mia prima famiglia ha detto a Espn -. Se Mourinho chiama? Non saprei cosa rispondere, vediamo, al momento sono felice alla Juve». A Torino sperano che quel momento duri almeno un’altra stagione.

Portogallo-Francia 1-0: lusitani campioni dʼEuropa

Il Portogallo è campione d’Europa. Nella finalissima di Saint-Denis si è consumato il dramma sportivo della Francia padrona di casa, battuta 1-0 ai supplementari da una rete di Eder al 109′. Per i lusitani di Santos è il primo titolo internazionale ed arriva dopo una partita giocata in gran parte senza l’aiuto di Ronaldo, uscito infortunato dopo venti minuti. Dopo il palo di Gignac al 92′ e la traversa di Guerreiro al 108′, il sinistro decisivo.

Final Portugal vs France

Portogallo è campione d’Europa e chi meglio della squadra di Santos sa che genere di colpo ha inferto alla Francia padrona di casa. A dodici anni da quello psicodramma sportivo subito sulla propria pelle, i lusitani si prendono il trono d’Europa al Saint-Denis e senza il suo uomo migliore, quel Cristiano Ronaldo costretto ad abbandonare la barca dopo aver provato a portarla in porto con una gamba sola. A decidere la finalissima e scrivere la storia ci ha pensato uno che in Francia ci gioca, a Lille, con un sinistro perfido dopo centonove minuti di battaglia. Eder come Charisteas per una rivincita con il destino che ha punito la nazionale di Deschamps, sfortunata sul palo di Gignac al 92′ ma mai troppo convinta nel chiudere il match. Di questo match rimarranno le lacrime: dei tifosi francesi, di quelli portoghesi e di Ronaldo, di dolore prima e di grandissima gioia poi.
La storia del Portogallo, di questo Portogallo, sarà ricordata a lungo. Una squadra a rischio eliminazione praticamente sempre e capace invece, con un pizzico di fortuna e tantissima tenacia, di mettere in fila tutti e conquistare il primo titolo della propria storia per di più in trasferta, in Francia contro i padroni di casa, soffrendo dal primo all’ultimo minuto ma reggendo con tattica, ordine e cuore per le due ore di gioco. Del resto il copione dei portoghesi è stato chiaro da subito, così come la buona Luna che li ha portati a vincere Euro 2016 vincendo una sola partita nei novanta minuti. Pazzesco. Nella finale di Parigi però la differenza l’ha fatta la compattezza con una squadra che privata della propria stella ha saputo fare gruppo, resistere e ripartire, barcollando ma senza crollare sotto i colpi di Griezmann e soprattutto Sissoko. Il palo di Gignac nel recupero quella botta di fortuna che non guasta mai, salvo restituirla ai francesi con la traversa di Guerreiro su punizione (che non c’era) ai supplementari. Poi il mancino di Eder a sorprendere Lloris e la festa sugli spalti dello Stade de France.
Dall’altra parte della barricata la storia triste della serata, quella della Francia dei giovani che per una volta ha fallito l’appuntamento col trionfo davanti ai propri tifosi, sfiorandolo ripetutamente ma senza raggiungerlo. I limiti dei Galletti sono emersi con l’aumentare della convinzione portoghese, ma quella vista nell’ultimo atto dell’Europeo è stata la brutta copia delle ultime uscite. Questione di dettagli, di centimetri a volte, come quelli che hanno negato in un paio di occasioni il gol a Griezmann, bravissimo ma non letale negli inserimenti. Oppure di scelte, come l’arretramento deciso di Pogba lontano dalla porta e dal gioco, quasi sprecato da Deschamps per dare a Sissoko campo e forza rispediti al mittente dalle parate di Rui Patricio. Poi il crollo nei supplementari, fisico prima e nervoso poi dopo il gol subito a cui non è corrisposta una vera e propria reazione. E allora tutti a rimpiangere quel palo di Gignac, e forse quel pullman scoperto per il trionfo previsto esposto troppo in fretta nel pomeriggio parigino. C’est la vie, e la vita questa volta ha premiato il Portogallo. E Cristiano Ronaldo.

Doppietta di Griezmann, Germania ko: la Francia in finale contro il Portogallo

Griezmann contro Ronaldo, qui come in Champions. I finalisti di San Siro si ritroveranno domenica sera a Parigi. Il primo per prendersi la rivincita, l’altro per il bis. Perché in palio ci sarà ancora l’Europa, ma con le loro nazionali, la Francia di Deschamps e il Portogallo di Santos.

Soccer Euro 2016 Germany France

Il 2 a 0 di Marsiglia è il trionfo di Deschamps. Che, nella finale anticipata, dà una lezione di tattica a Loew: sfrutta l’aria di casa del Velodrome e il 4-4-2 in fase difensiva che permette proprio a Griezmann di prendere il volo. Il piccolo diavolo, come lo chiamano qui, fa centro su rigore, dopo l’incredibile gesto di Schweinsteiger. Il capitano colpisce con il pugno il pallone e manda ko la Germania. Griezmann, però, è decisivo nelle ripartenze. Saranno fondamentali per sfiancare i campioni del mondo che, nella ripresa, escono definitivamente di scena. Con Pogba leader del centrocampo e rifinitore chic.
Muller resta a digiuno anche qui, dopo aver fatto cilecca nell’Europeo del 2012 in Polonia e Ucraina. Griezmann, invece, si conferma capocannoniere con la seconda doppietta di questo torneo. La prima l’ha segnata negli ottavi contro l’Irlanda. E’ già a 6 reti, contando anche il gol all’Albania e quello all’Islanda.

Soccer Euro 2016 Germany France

La Francia ritrova il successo in una competizione ufficiale contro la Germania dopo tre tentativi a vuoto e sempre nei mondiali. L’unico prima di questo, nel mondiale in Svezia del ’58. Solo Cristiano Ronaldo può fermare la Francia che torna in finale 16 anni dopo il successo contro l’Italia a Rotterdam con il golden gol di Trezeguet. Stavolta potrebbe riuscirci con il golden boy.

Euro 2016: Italia condannata dai rigori, Germania in semifinale

Si ferma ai quarti l’avventura dell’Italia a Euro 2016. A Bordeaux la lotteria dei calci di rigore premia la Germania, che vince 7-6 e vola in semifinale. Dopo un primo tempo con poche emozioni, i tedeschi la sbloccano al 65′ con Ozil. Boateng ferma con le mani un colpo di testa di Chiellini e al 78′ Bonucci pareggia su rigore. Ai supplementari non cambia nulla: ai rigori l’errore decisivo è di Darmian dopo gli sbagli di Zaza, Pellè e Bonucci.

Quarter final Germany vs Italy

Se la Spagna era una sorta di K2, non c’è dubbio che la Germania rappresenta l’Everest, la cima più alta e difficile da scalare per andare in semifinale e continuare a sognare. I precedenti sono tutti dalla nostra parte. La Germania non ci mai hai battuto in gare ufficiali e ha sempre perso nelle sfide dove la posta in palio era alta: 4-3 nella storica semifinale mondiale 1970; 3-1 nella finale mondiale 1982. E poi, 24 anni dopo, 2-0 proprio in casa loro a Dortmund nella semifinale mondiale del 2006 e in ultimo il 2-1 nella semifinale di Euro 2010 decisa da Hulk Balotelli. Siamo la loro bestia nera, ma i favoriti sono comunque i tedeschi, in quando campioni del mondo. La pressione è tutta sulla Germania, Löw non si fida degli Azzurri e ha studiato delle contromosse, sorprendenti: niente difesa a 4 ancora imbattuta, ma a tre, con l’inserimento di Höwedes per Draxler. Una squadra più coperta per non lasciare nell’uno contro uno Boateng e Hummels. Conte, al contrario, tira dritto per la sua strada e non rinuncia al 3-5-2: al posto dell’acciaccato De Rossi c’è Sturaro, con Parolo spostato playmaker. Per il resto conferma in blocco per la squadra che ha annientato la Spagna. Non sono della gara l’infortunato Candreva e lo squalificato Thiago Motta.
Dopo il minuto di silenzio per la strage di Dacca (uccise venti persone, tra cui 9 italiani), comincia subito la partita a scacchi tra Conte e Löw. Le squadre si rispettano e si temono e a pagare dazio è lo spettacolo, davvero misero nella prima frazione. Come prevedibile sono i tedeschi a fare la partita, ma gli Azzurri confermano nella difesa il loro punto forte e si difendono con ordine senza concedere chance colossali. Il lato debole della Germania è quello presidiato da Kimmich e Schweinsteiger (entrato al 16′ per l’infortunio muscolare a Khedira) ed è proprio dalla loro parte destra che abbiamo le migliori occasioni: prima De Sciglio aspetta quel secondo di troppo per servire Giaccherini a centro-area (sbroglia Boateng), poi è lo stesso giocatore del Bologna a creare scompiglio nella retroguardia tedesca, la palla arriva a Sturaro che fa gridare al gol, ma il piedone di Boateng salva tutto. E’ l’ultima occasione del primo tempo, che fa seguito a un paio di timidi squilli di Gomez (zuccata imprecisa) e Müller, tiro debole verso Buffon dopo un batti e ribatti in area. La posta in palio è altissima e ogni minimo errore può costare carissimo.
Nella ripresa la prima occasione è per i tedeschi, con Florenzi che devia in angolo un tiro di Müller che sarebbe comunque terminato a lato. La Germania prova a metterci all’angolo e al 20′ trova il gol. L’azione parte da un rilancio di Neuer che pesca Gomez bravo a tenere palla e servire Hector, il cui cross viene deviato da Chiellini: Özil è il più lesto e fa secco Buffon. Un pugno in pieno mento e gli Azzurri come pugili suonati accusano il colpo: solo un grande Buffon evita il raddoppio con un autentico miracolo su Chiellini che aveva anticipato Gomez pronto a calciare di tacco. Il gol tedesco cambia il canovaccio del match e ora è l’Italia che deve fare la partita. In soccorso dei ragazzi di Conte, per nostra fortuna, arriva Boateng, che con le braccia alte e lontane dal corpo ferma un colpo di testa di Chiellini: rigore solare. Sul dischetto le gambe non tremano e Bonucci batte Neuer: 1-1, l’Italia c’è e non molla mai. Cuore e grinta non mancano agli Azzurri e per i tedeschi, che già assaporavano la vendetta, è tutto da rifare. Nel frattempo Löw perde anche Gomez (dentro Draxler), mentre il primo cambio di Conte è Darmian per l’esausto Florenzi. Prima del 90′ le occasioni migliori sono nostre, con Pellè e De Sciglio che non inquadrano la porta.
Nei supplementari la fatica viene fuori e le squadre hanno poche energie. Draxler è tra i più freschi, ma spreca tutto: prima calcia alto una girata da pochi passi, poi sbaglia l’ultimo tocco in un contropiede 3 contro 2. La lotteria dei rigori è l’esito a questo punto più giusto e scontato. Le gambe tremano a tanti (sbagliano uno dopo l’altro Zaza, Müller, Özil, Pellè, Bonucci e Schweinsteiger), si va ad oltranza e al 9° penalty Darmian si fa ipnotizzare da Neuer mentre Hector non sbaglia. In semifinale ci va la Germania, che attende la vincente tra Francia e islanda, ma gli applausi sono tutti per una squadra (e il suo allenatore) che ha lottato con le unghie e i denti e che solo la sfortuna ha buttato fuori da questo Europeo.