Asia Nuccetelli: “Sono pudica, ho fatto sesso solo con un ragazzo…”

Asia Nucetelli versione “pudica”. La figlia di Antonella Mosetti ha rivelato: “Ho fatto sesso con un ragazzo”.
Le ex gieffine, ospiti a “Porta a Porta”, intervengono sul tema “Italiani e sesso, cosa cambia” e Asia – che ha fatto discutere per i presunti ritocchini – andrebbe subito al sodo: “Sono una 21enne molto pudica. Ho avuto un unico rapporto”.

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E ancora: “Ho avuto un unico rapporto sessuale che è stato con il mio fidanzato in casa, di famiglia, con cui sono stata parecchi anni. Avevo quasi 18 anni. Sicuramente era presto, però sono stata con questo ragazzo, è stato il mio primo amore, la mia prima storia, ci sono stata due anni. Non mi sono pentita assolutamente di questa cosa. Anzi”.
E mamma Antonella conclude dicendo di essere un po’ “all’antica” anche lei: “Asia mi dice sempre quando parliamo di sesso e di amori che io dentro di me rimarrò una donna degli anni ’70, quindi i miei ragionamenti sono antichi. Sono le regole che mi sono state insegnate da una famiglia di valori e tradizione, lei è nata un po’ più, tra virgolette, in modo libero, anche se poi di indole non lo è”.

Bimbo nasce con il cervello fuori dal cranio, per i medici non c’è nulla da fare. La famiglia: “Speriamo in un miracolo”

Bimbo nasce con il cervello fuori dal cranio, per i medici non c’è nulla da fare. La famiglia: “Speriamo in un miracolo”.
Purtroppo non c’è niente da fare secondo i medici per un bimbo venuto al mondo con due gravi malformazioni. Il piccolo Babu è nato con l’encefalocele, una condizione rara per cui ha la testa piatta e un sacchetto sul retro del collo.

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Inizialmente i medici hanno provato a trovare un modo di salvarlo, ma non hanno avuto gli esisti sperati, così oggi che il piccolo ha 2 mesi, è tornato a casa a Kolkat, in India, con la madre e il padre Jyotsna e Jhontu Das, dove trascorrerà il più serenamente possibile le ultime settimane della sua vita. Come riporta anche il Daily Mail, infatti, per il bimbo non ci sono molte speranze ma i genitori non si arrendono e sperano possa vivere e crescere come tutti gli altri bimbi.
«Speriamo in un miracolo», ha raccontato il papà, «i medici non hanno fatto nulla e hanno detto che non ha speranze, ora ci occuperemo di lui a modo nostro cercando di salvargli la vita». I dottori hanno provato a spiegare che la malformazione del piccolo è inconciliabile con la sua vita: «è nato con il cervello fuori dal cranio, non si può fare nulla, possono essere fatti decine di interventi ma l’aspettativa di vita, purtroppo, è bassissima».

La velina bionda di “Striscia” bersaglio di insulti razzisti: “Scendo in piazza per lo ius soli”

“Lo sciopero della fame? Un atto di coraggio, certo. Ma io scenderei in piazza… Per la battaglia dello ius soli servirebbe una bella manifestazione di piazza, e io ci andrei molto volentieri”. Parola di Mikaela Neaze Silva, la velina bionda di “Striscia la notizia” che nelle ultime settimane era stato bersaglio di insulti razzisti sul web.
Mikaela, di madre afghana e padre angolano, vive in Italia dall’età di sei anni. E in un’intervista per La Repubblica, spiega il perché andrebbe alla manifestazione: “Io non vengo considerata italiana, pur vivendo qui dall’età di 6 anni.

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Ho fatto ben tre cicli di scuola, fino alla maturità, e aspetto ancora di avere la cittadinanza. Ho fatto la domanda, e spero che arrivi presto il documento. In più, sono molto stanca dei molti attacchi che ho subito, quando Striscia ha annunciato che sarei stata la velina bionda. Hanno detto che, con tutte le ragazze italiane che c’erano, proprio me, un’africana! dovevano andare a prendere”.
E sullo ius soli non ha dubbi: “Sì, ma secondo me bisognerebbe parlare più correttamente di ius culturae. Vede, un bambino, come sono stata io, cresciuta in Italia, ha assorbito la cultura italiana, per forza di cose. Ha studiato qui, assieme a compagni italiani, ha acquisito una mentalità italiana. Dunque, è giusto che gli venga riconosciuta l’italianità. Quando sono all’estero, io mi dichiaro italiana, e i miei nuovi amici stranieri riconoscono in me un’italiana”.
Al momento, Mikaela ha il passaporto angolano. “Mio padre era angolano, purtroppo è morto, mia mamma è afgana. Si sono conosciuti a San Pietroburgo perché all’epoca studiavano entrambi medicina lì. In quegli anni molti studenti afgani facevano l’università in Russia, i rapporti tra i due Paesi erano buoni, allora. Io sono poi nata a Mosca”.
Dal 2000 è in Italia, ma già all’epoca è stata bersaglio di insulti: “Perché ero ‘negra’. Ma i miei compagni di classe evidentemente avevano assorbito una cultura diversa dalla mia, più aggressiva verso il diverso. E poi avevano sbagliato a presentarmi. La maestra aveva detto ‘bambini, arriverà una nuova compagna, è russa’. Quando mi hanno visto, un ragazzino schifato mi ha detto ‘tu non sei russa, i russi non sono di colore, tu dici le bugie’. Poi mi escludevano dai giochi, così una volta mi sono arrabbiata e ho rotto dei vasi di piante. Poi ho cominciato a fare amicizia e il problema della pelle è sparito. Io – continua – mi definisco finta bianca e finta nera. La pelle peraltro è chiara”.
E conclude: “Gli italiani non sono razzisti. Però molti non sanno affrontare una società multietnica, che è già nelle cose. I politici, pure. Inadeguati. Molti italiani hanno paura del diverso, si sentono in pericolo… Non gliene faccio una colpa. Però attenzione. L’ignoranza porta alla violenza, ai commenti razzisti sui social. A quelli che parlano di razza ariana, 72 anni dopo la fine del nazismo”.